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Programma iniziative donne e ambiente

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Mercoledì 1° marzo 2017

2006-2016: la fondazione RAJA- Danièle Marcovici celebra i suoi 10 anni di iniziative a favore delle donne

Il 6 dicembre 2016, 400 persone circa hanno partecipato alla serata per celebrare il decimo anniversario della fondazione RAJA-Danièle Marcovici al Théâtre du Trianon di Parigi. Questa serata permesso di ritornare sui momenti più importanti della storia dalla fondazione e di assegnare i premi «Fondation RAJA Women’s Awards» - speciale 10 anni…
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Fondata nel 2006 su iniziativa di Danièle Kapel-Marcovici, presidente e direttore generale del Gruppo RAJA, la fondazione RAJA-Danièle Marcovici si impegna in azioni di solidarietà e di filantropia dedicati alle donne.
Il 6 dicembre 2016, circa 400 persone si sono riunite al Théâtre du Trianon di Parigi per celebrare il decimo anniversario della fondazione. Questa sera ha permesso ritornare sui momenti più importanti della storia dalla fondazione.
"È con grande orgoglio che celebriamo i 10 anni della Fondazione. Dal 2006, il nostro impegno è cresciuto. Continueremo a lottare per i diritti delle donne fino a quando ci sarà disuguaglianza e violenza" Danièle Kapel -Marcovici, CEO del Gruppo RAJA Presidente della fondazione RAJA-Danièle Marcovici

Consegna dei premi «Fondation RAJA Women’s Awards» - speciale 10 anniIl 6 dicembre, la Fondazione ha anche conferito il premio «Fondation RAJA Women’s Awards» 2016, assegnato eccezionalmente alle associazioni tra quelli supportate dalla Fondazione dal 2006. Sono stati devoluti € 80.000 a cinque associazioni per consentire loro di continuare le loro azioni a favore delle donne.

Premio Formazione e inserimento professionale: 20.000 € Fleurs de Cocagne: reinserimento delle donne allontanate dal mondo del lavoro grazie all’orticoltura organica nel dipartimento francese dell’Essonne

Premio Educazione e Azione Sociale: 20.000 € Afghanistan Libre: sviluppo di centri di educazione alla sanità per le donne afghane

Premio Diritti delle donne e lotta contro la violenza: 20.000 € Lysistrata: Sostegno alle donne vittime di violenze sessuali nella Repubblica Democratica del Congo

Premio « Coup cœur du jury»: 10.000 € Life Project For Youth: Reintegro delle ragazze-madri delle baraccopoli di Manila (Filippine)

Premio del Pubblico: 10.000 € Città Habitat: Costruzioni in terra-cotta con le donne delle bidonville di Pantanal in Nicaragua

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Lunedì 18 gennaio 2016

Focus progetto #5

Intervista con Clotilde Bato, Direttore di Solidarité. Progetto Bio-Scuole/ Semi della Speranza in India. ... Per saperne di più

Perché è importante questo progetto? A quali bisogni di donne e ambiente risponde?

Per iniziare, diciamo che la metà degli abitanti del Pianeta Terra sono donne, e che il loro contributo in agricoltura può raggiungere il 60% in alcuni paesi. Inoltre, le donne agricoltore dei paesi del sud del mondo producono circa la metà del cibo del pianeta, ma nonostante questo, non possono beneficiare dei frutti del loro lavoro.
Nel nord dell’India, nella regione montagnosa dell’ Uttarakhand si trova un’importante riserva di biodiversità, unica e selvaggia.
Purtroppo a seguito della cosiddetta “rivoluzione verde” gli abitanti sono stati oggetto di nuove pressioni sia a livello ecologico che economico (come ad esempio l’utilizzo delle sementi ibride non riproducibili) che li ha portati alla povertà, all’indebitamento e purtroppo si sono registrati dei casi di suicidio. In quest’area, sono le donne che si occupano di lavorare la terra, sono loro che si tramandano le conoscenze e le tradizioni dell’agricoltura, che tutelano l’ambiente e fanno da spola tra il lavoro nel campo e la cucina. Le loro conoscenze, tuttavia, non vengono valorizzare a causa del fatto che siamo in presenza di una società fortemente patriarcale. In questo contesto è molto importante attuare delle politiche di conservazione della biodiversità appropriate e promuovere l’agricoltura biologica; due azioni che permetterebbero di istituire un agricoltura sostenibile, in grado di proteggere l’ambiente, di migliorare le condizioni socio-economiche e di valorizzare le conoscenze e lo status delle coltivatrici all’interno della loro comunità.
Nel sud dell’India, come nel resto del paese, la crescita economica va a scapito dell’ambiente e porta a una crescita inesorabile della produzione di rifiuti da parte degli abitanti. In questo contesto è indispensabile che si sensibilizzino rapidamente i più giovani a lottare contro il cambiamento climatico, per la protezione dell’ambiente. Il progetto Bio-Scuole risponde a questo bisogno di educazione all’ambiente, un tema su cui anche il governo Indiano inizia a muoversi. Le ragazze che frequentano le Bio-Scuole provengono per la maggior parte da famiglie povere, e hanno difficoltà di accesso al sistema scolastico. Gli orti delle Bio-Scuole, permettono a queste ragazze di imparare la preservazione dell’ambiente e della natura che le circonda, ma anche di imparare ad avere autostima, in un cotesto nel quale viene loro concesso poco spazio.

Come pensate che questa iniziativa possa influire sul miglioramento della condizione femminile?

È stato dimostrato che esiste un nesso causale tra povertà, autonomia delle donne e biodiversità.
In India, le donne hanno un ruolo fondamentale per quello che riguarda la produzione agricola e l’alimentazione familiare. Infatti la produzione agricola femminile è destinata a finire sulla tavola, piuttosto che ad approvvigionare il sistema dell’industria alimentare o finire in un mercato. Questo succede perché i cambiamenti climatici che hanno colpito la regione, hanno influito negativamente sulla sicurezza alimentare e sul benessere della comunità.
Nel nord dell’India l’iniziativa Semi della Speranza cerca di valorizzare il fondamentale ruolo delle donne all’interno della comunità.
Cerca di rinforzare la loro autonomia e in questo modo il loro ruolo, anche all’interno delle amministrazioni locali, si consolida nel tempo. Inoltre avere un reddito da lavoro indipendente da quello del marito o degli uomini della comunità, permette alle donne di migliorare i loro diritti. Generalmente direi che il progetto rinforza fortemente l’autonomia e la leadership delle donne.

Solidarité è convinta che le donne giochino un ruolo critico nella preservazione dell’ambiente, dal momento che sono loro le prime responsabili della soddisfazione dei bisogni alimentari delle famiglie, e che determinano i modelli di consumo.

Potrebbe raccontarci il cammino di una delle donne che ha beneficiato del progetto, ce n’è una che vi ha particolarmente colpito?

Per quanto riguarda il progetto Semi della speranza si è verificato un evento inatteso.
In seguito della fase 1 del progetto abbiamo notato come, non solo le ragazze abbiano condiviso le loro conoscenze con la comunità, ma abbiamo sorprendentemente osservato come queste condividessero il loro surplus di produzione con i vicini e con le famiglie, moltiplicando così il numero dei beneficiari indiretti del progetto, grazie alla conservazione delle sementi tradizionali e alla produzione agro-ecologica.
Il progetto ha creato in maniera naturale un sistema di solidarietà.

Se prendiamo invece il progetto Bio-Scuole, questo progetto è stato attuato in 11 scuole. I professori e gli alunni di queste scuole erano talmente entusiasti che iniziavano a recarsi all’orto anche nel fine settimana. I professori sono degli ottimi promotori della nostra attività, perché ne parlano con i loro colleghi delle altre scuole permettendoci di estendere il progetto.
Possiamo affermare che sicuramente sensibilizzare i bambini su questi temi è la chiave per il cambiamento delle pratiche dei genitori. Ho diversi aneddoti che provano questa mia affermazione. Per esempio, un giorno un genitore di uno dei bambini partecipanti al progetto, mi disse che lui aveva sempre bruciato i suoi rifiuti, ma a seguito degli insegnamenti del figlio, sul problema del cambiamento climatico e del buco dell’ozono, decise di fare la raccolta differenziata.

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Venerdì 11 dicembre 2015

Focus progetto #4

Intervista con Charlotte Nivollet, direttore regionale per il Sud Est Asiatico di GERES per un progetto in Myanmar. ... Per saperne di più

Qual è l’importanza di questo progetto?

Il Myanmar si è riaperto al mondo solamente nel 2011, e al momento è uno dei paesi meno sviluppati del Sud Est Asiatico.
Con questo programma pilota, GERES cerca di sviluppare la filiera dei forni di cottura efficienti. La nostra squadra lavora insieme al ministero per la conservazione dell’ambiente e delle foreste e al ministero delle scienze e delle tecnologie, al fine di assicurare la qualità dei prodotti venduti. Questi prodotti finiti, maggiormente performanti ed ecosostenibili toccheranno le 300.000 unità. In questo modo cerchiamo di aiutare lo sviluppo economico delle imprese locali, migliorando la loro catena di produzione e le loro vendite. 30 imprese sono già coinvolte nel progetto pilota.
Questi forni e fornelli prodotti sono più efficaci e daranno un freno al consumo di legname, riducendo inoltre le emissioni di CO2, dovute alla combustione delle biomasse.

Migliorano le condizioni delle donne e dell’ambiente?

Questo progetto mira a garantire un’emancipazione alle donne imprenditrici attraverso il rafforzamento delle loro capacità professionali. In uno studio commissionato dall’istituto GERES nel 2015 è emerso come un gruppo di donne, originarie della regione del Sagaing, e che lavorano da più di 15 anni nel settore, riescano oggi vivere dignitosamente. Abbiamo selezionato 5 gruppi di donne alle quali dare una formazione per rafforzare le loro competenze professionali al fine di migliorare la catena produttiva, e di migliorare il loro volume di affari e le entrate.

Anche le condizioni di vita dei consumatori migliorano?

Oggi nel paese, l’85% delle persone dipende dalla biomassa solida. Il fornello a 3 pietre è usato dal 35% delle persone, seguito dal fornello tradizionale a carbone, utilizzato per il 27% (Studio GERES del 2015).
Lo studio Global Burden of Disease assessment dell’OMS sottolinea come l’inquinamento dell’aria negli ambienti interni è la terza causa di rischio morte in Myanmar. Le donne tra i 15 e i 49 anni sono le più coinvolte da questo problema. In generale le donne vivono 10 anni meno che gli uomini in Myanmar.
I forni di cottura migliorati permettono di diminuire il carico di lavoro delle donne, che spendono in media 217 ore nella raccolta di legna. Questi apparecchi diminuiscono i tempi di cottura, riducendo il consumo di combustibile e limitando l’inquinamento dell’aria negli ambienti domestici.
Il progetto sostenuto dalla fondazione Raja, ha come obiettivo quello di coinvolgere 150.000 donne in Myanmar.

Il progetto contribuisce alla lotta contro la deforestazione?

Il paese gode ancora di una buona copertura forestale, nonostante abbia subito un tasso di deforestazione dell’1,17%: uno tra più alti sulla terra. Questa deforestazione è perdurata negli anni ‘90 e 2000. In seguito il tasso di deforestazione è diminuito, passando allo 0,95%, ed è rimasto invariato tra il 2005 e il 2010 (Studio EMC – GERES, 2015).
Il problema è comunque ancora lontano dall’essere risolto, anche perché il prezzo del combustibile è aumentato del 4% in Myanmar, incoraggiando così il taglio indiscriminato degli alberi al ridosso dei villaggi.

Come pensate che questa iniziativa vada ad influire sul miglioramento della condizione delle donne?

Abbiamo identificato 5 gruppi di donne per il progetto pilota.
Dopo aver analizzato la loro catena di produzione e i loro prodotti, queste donne riceveranno una formazione necessaria per costruire dei forni di cottura più efficienti ed efficaci. Cercheremo di dotarle di strumenti per migliorare la loro catena di montaggio, al fine di raggiungere una qualità di prodotto a lungo termine. Queste donne saranno anche in grado di aumentare la loro produzione.
Per garantire la riuscita del progetto, stiamo anche cercando di sensibilizzare i consumatori finali sull’utilizzo di questi prodotti più performanti e meno inquinanti. Questi apparecchi permetteranno alle donne di diminuire il tempo che dedicano alla raccolta di legna ma anche il tempo passato in cucina per poterlo dedicare ad altre attività o semplicemente per riposarsi.

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Mercoledì 25 novembre 2015

Focus progetto #3

Intervista a Marie-Pierre Duclercq, responsabile del programma agricolo dell’associazione ESSOR. Progetto in Mozambico. ... Per saperne di più

Perché è importante questo progetto? A quali bisogni di donne e ambiente risponde?

Il fine di questo progetto è rispondere a diversi problemi che si verificano nelle zone di periferia delle grandi città africane: produzione intensiva e sottoposta ad una forte pressione fondiaria, difficoltà di commercializzazione, debolezza organizzativa dei produttori, delle produttrici e delle istituzioni d’appoggio, utilizzo intensivo e incontrollato di prodotti chimici con importanti conseguenze a livello ambientale e sulla sanità pubblica. Di fronte a questi problemi, il progetto, si propone di fornire delle risposte concrete:
- migliorare e diversificare la produzione agricola attraverso la sperimentazione e la diffusione di tecniche di produzione ecologiche rispettose per l’ambiente;
- migliorare il circuito di commercializzazione e la strutturazione di una filiera detta “Legumi sani” per la quale non vengano utilizzati prodotti chimici.

Il progetto ha come scopo che le donne, principali attrici delle zone verdi di Maputo, siano rappresentate e valorizzate in tutte le attività, in modo particolare nel governo del territorio. La loro principale preoccupazione è quella di nutrire le loro famiglie e di garantire una buona educazione ai figli. Grazie al miglioramento delle loro conoscenze a all’accesso a nuovi mercati, queste donne aumentano i ricavi e riescono a migliorare le condizioni di vita delle proprie famiglie.

Come pensate che questa iniziativa vada ad influire sul miglioramento della condizione delle donne?

Attraverso l’intervento volto a migliorare le condizioni di lavoro, la diminuzione dei costi di produzione e l’accesso a nuovi mercati nel quadro della filiera agro-ecologica. Il progetto permette un miglioramento delle attività delle donne, e avrà un impatto a lungo termine sulla loro autonomia.
Al termine della mia ultima missione, ho potuto constatare come, grazie all’aumento delle vendite e dei ricavi, alcune donne abbiano potuto mandare i loro figli a scuola.

Potrebbe raccontarci un esempio di un percorso seguito da una di queste donne che vi abbia particolarmente colpito?

Nell’ultima missione a Maputo, ho incontrato Isabel, un membro dell’associazione delle mulheres de zimpeto. Il suo dinamismo, la sua motivazione e l’impegno per la sua causa mi hanno particolarmente impressionato. Isabel ha capito come esistessero alternative di produzione, ed ha così deciso di sperimentare ciò che continua a fare oggi con perseveranza, malgrado le difficoltà (ad esempio ha recuperato delle sementi in Brasile mediante uno scambio Sud-Sud per testare nuove varietà). A differenza di alcuni produttori che si impegnano nella filiera agro-ecologica solamente per delle ragioni economiche, lei ha aderito alla filiera per convinzione, consapevole dell’impatto nefasto che i fertilizzanti chimici hanno sull’ambiente e sulla salute delle persone.

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Giovedì 5 novembre 2015

Focus progetto #2

Intervista a Santiago Nunez Regueiro, responsabile dell’America Latina per il progetto Donne allevatrici e le sfide del cambiamento climatico a Cuba. ... Per saperne di più

Perché è importante questo progetto? A quali bisogni di donne e ambiente risponde?

A Cuba più dell’80% delle derrate alimentari sono importate. La produzione alimentare oggi è diventata una priorità nazionale. Il problema è che le siccità ricorrenti, dovute al cambiamento climatico, e il degrado delle strutture, impattano fortemente sulle rese.
Per esempio a Camaguey, una delle province chiave per l’allevamento, la produzione raggiunge solo la metà del suo potenziale. Il progetto lavora in queste zone, con delle allevatrici che hanno un potenziale inespresso. Queste allevatrici vengono formate al fine di migliorare la qualità e la quantità della loro produzione (formazione sulla gestione degli animali, adattamento ai cambiamenti climatici ecc.). Il settore dell’allevamento a Cuba viene percepito come riservato agli uomini, il progetto assicura un’azione di sensibilizzazione all’uguaglianza di genere in questo settore.

Come pensate che questa iniziativa vada ad influire sul miglioramento della condizione delle donne?

Le donne che beneficiano di questo progetto sono sensibilizzate alle sfide imposte dal cambiamento climatico e quindi sono in grado di adattarsi. Ad esempio hanno imparato ad utilizzare delle sementi più resistenti alla siccità e a diversificare la loro produzione. Grazie alla formazione che abbiamo fornito loro saranno più autonome.

Potrebbe raccontarci un esempio di un percorso seguito da una di queste donne che vi abbia particolarmente colpito?

Ana Ángela Rodríguez Fleita
Dopo aver studiato veterinaria, Ana Ángela Rodríguez Fleita ha iniziato l’attività di allevatrice. Indipendente e coraggiosa, lei ha saputo rispondere ai bisogni della sua famiglia. Dopo aver maturato un’esperienza di 22 anni in questo settore, ha saputo elevarsi ad esempio di autonomia per le altre donne. Anna ci ha detto che questo progetto è stato una sorpresa per lei, una donna imprenditrice, che da tempo aveva il sogno di fare cose nuove, di mettere in atto una nuova produzione.
Così si è messa all’ opera nell’allevamento di polli e conigli, di pecore e capre e nella cultura dei legumi. Questo progetto l’ha aiutata in termini di risorse e di conoscenze.

Luisa María Barba Alonso
A seguito della malattia del padre questa allevatrice si è trovata a dirigere l’allevamento familiare. Grazie alle conoscenze che ha maturato, oggi vende carne e formaggio in tutto l’ovest di Cuba. Parlandoci del progetto ci dice di essere molto contenta di aver migliorato la vita della sua famiglia.

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Lunedi 26 ottobre 2015

In copertina

Intervista con Myriam Mackiewicz, coordinatrice di Agronomi e Veterinari Senza Frontiere in Togo... Per saperne di più

Perché è importante questo progetto? A quali bisogni delle donne e dell'ambiente risponde?

Questo progetto ha una triplice sfida: alimentare, ambientale e sociale.
Nella regione delle Savane l'insicurezza alimentare è forte: una famiglia su 3 non ha cereali a sufficienza durante il periodo secco.
Inoltre il degrado ambientale è notevole: pratiche agricole inappropriate, per esempio il metodo del "taglia e brucia", impoveriscono il suolo, mentre sempre più foreste sono disboscate per diventare legna da ardere.
Infine, dal punto di vista sociale le donne non sono consapevoli dei propri diritti e del proprio ruolo economico, seppur fondamentale, a cui non è attribuito un adeguato valore!
Abbiamo ideato questo progetto insieme ai nostri partner in Togo, l’ONG INADES Formation e l’organizzazione contadina UROPCS, per garantire un'adozione delle nuove tecniche capillare e durevole nel tempo.

In che modo questa operazione cambierà le condizioni delle donne che segui?

Questa operazione agisce in primis all'interno del nucleo familiare. Grazie alla formazione ricevuta le donne hanno maggiore fiducia in se stesse e riescono ad ottenere dai propri mariti terreni da coltivare più fertili.
In questi campi le donne mettono in pratica le nuove tecniche di coltivazione apprese nelle nostre scuole, per esempio incrementano l'utilizzo del compost e degli insetticidi naturali al 100%.
Piantando alberi, si approvigionano più facilmente di legna da ardere per riscaldarsi e riducono la pressione sulla vegetazione naturale.
Infine, sui loro terreni, le donne mettono in pratica i nuovi metodi di coltivazione appresi nei campi-scuola, come ad esempio l’utilizzo più intensivo di compost, la rotazione delle colture, l’utilizzo di insetticidi 100% naturali fabbricati a partire da pigmenti e da grani di neem (albero conosciuto con il nome di Azadirachta indica, originario del Sud Est asiatico, ma molto diffuso nel mondo).

Mi racconterebbe l'esperienza di alcune donne che hanno partecipato al progetto? Cosa l'ha colpita ?

Con Fidel, il nostro capo progetto, abbiamo incontrato Hortense e Yémila che ci hanno raccontato come la loro quotidianità è migliorata grazie al progetto.
Hortense, una vedova cinquantenne, vive nel villaggio di Nano ed è tra i membri di un gruppo di coltivatrici.
Grazie al progetto, ha potuto apprendere le tecniche agri-ecologiche nei campi-scuola e condividere un carro e un asino con 3 vicini. Con grande eccitazione esclama: “Ah! Che sollievo! Con il carro è diventato più facile trasportare l’acqua, la legna da ardere e il raccolto! È come se la mie sofferenze fossero divise in 10. In più, guarda questo appezzamento! Ci frutterà 2 volte più mais dell’ordinario! Quest’anno abbiamo prodotto 4 volte più compost. Prima avevamo una fossa che facevamo fatica a riempire e a irrigare, quest’anno, con il carro abbiamo già riempito 2 fosse, sostenuti dai tecnici del progetto. Guardate i risultati, è la premessa per ottimi raccolti!”
Yémila vive con suo marito e i suoi 6 figli nel villaggio di Nagbongou. Si è formata con pratiche agri-ecologiche nei campi-scuola e ci racconta il cambiamento nel comportamento di suo marito a seguito della formazione ricevuta sui diritti socio-economici delle donne e la gestione di un granaio: “una sera mio marito mi ha fatto sedere in terrazzo, e mi ha chiesto come organizzare il granaio per superare i periodi maggiormente difficili che precedono l’inverno. È stata la prima volta durante il nostro matrimonio in cui venivo interpellata sulla corretta gestione delle nostre risorse domestiche! Incuriosita, sono voluta andare a fondo… mi ha confidato che la formazione sui diritti delle donne gli aveva fatto capire l’importanza del dialogo all’interno della famiglia, aveva compreso che per meglio gestire il granaio, era indispensabile coinvolgere anche me, una donna. Di conseguenza, abbiamo pianificato insieme l’utilizzo dei nostri viveri. Per la prima volta abbiamo superato indenni la congiuntura negativa, senza dover attingere alle entrate della mia attività (Yémila fabbrica anche bibite fermentate localmente prodotte a partire da sorgo) per acquistare i viveri. Ogni anno, dopo la congiuntura dovevamo ripartire da zero. Quest’anno, disponiamo di un buon capitale e contiamo di accantonare una parte del sorgo. Ringrazio Dio e il progetto”

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Lunedi 7 settembre 2015

Calendario eventi: 2 date da ricordare

Dicembre 2015

In occasione della COP21(1), la Fondazione RAJA Danièle Marcovici organizzerà un convegno sul ruolo della donna nella lotta ai cambiamenti climatici e nella tutela dell'ambiente. Questo evento, aperto a tutti, riunirà insieme numerosi attivisti sul campo ed esperti di spicco... Per saperne di più

(1) Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre 2015.

8 Marzo 2016

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Fondazione RAJA-Danièle Marcovici devolverà tutti i fondi raccolti da settembre 2015 a febbraio 2016 a 5 associazioni non profit selezionate per attuare il programma "Donne & Ambiente".

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